CORPI REALI, CORPI IMMAGINATI. Identità, appartenenza, costruzione di senso

 

All’interno del neonato centro della Fotografia, ritroviamo uno spazio dedicato ai linguaggi contemporanei: un osservatorio sul nostro tempo, un luogo di scoperta e riflessione sui temi che attraversano la societa contemporanea. Un progetto curatoriale che invita a guardare il presente con attenzione critica, mettendo in dialogo pratiche artistiche diverse e prospettive plurali. Inaugura questo spazio il progetto espositivo CORPI REALI, CORPI IMMAGINATI a cura di Daria Scolamacchia, docente di fotografia presso lo IED di Roma, che dichiara: “La mostra intende proporre una riflessione su corpo e gesto attraverso materiali d’archivio, immagini documentarie e installazioni tessili. All'interno ci sono questioni legate all’identità, a processi di emancipazione e alla costruzione di senso. Nonostante la diversità di approccio e l'intenzione con cui nascono, i lavori presentati condividono una tensione comune verso la contaminazione tra pratiche e linguaggi. Il corpo diventa uno spazio di scoperta e sperimentazione".

La fotografia supera i limiti della cornice tradizionale per assumere nuove dimensioni espositive, capaci di scardinare prospettive consolidate e aprire a modalità inedite di fruizione. In questo contesto si inserisce Today’s Curiosity di Kensuke Koike, il primo artista presentato nello spazio: un piccolo archivio in continua evoluzione che raccoglie ciò che, giorno dopo giorno, cattura la sua attenzione. Le opere nascono da un processo di recupero e rivisitazione di materiali d’archivio e cartoline vintage e sono spesso realizzate a poche ore dalla prima intuizione, per preservare l’emozione originaria senza filtri o sovrastrutture. “Non si tratta tanto di documentare gli eventi, quanto piuttosto di catturare i brevi movimenti della mia percezione”, afferma Koike. Ogni lavoro diventa così una traccia minima ma significativa di uno sguardo che cambia, anche solo impercettibilmente, nel rapporto quotidiano con il mondo.

Seconda artista presente è Alix Marie, con due opere: Maman, un’installazione composta da cinque immagini del busto della madre, stampate su un tessuto setoso e disposte lungo una struttura circolare in metallo, cava, di due metri di diametro e due metri e mezzo di altezza. L’opera invita il visitatore a entrare nel cerchio, offrendo un’esperienza intima all’interno dello spazio pubblico del museo: dall’interno le immagini sono pienamente visibili, mentre dall’esterno si rivelano solo parzialmente, lasciando intuire ciò che è nascosto. L’installazione si inserisce nelle ricerche di Alix Marie sulla topologia del corpo femminile e sulla materialità della fotografia, in dialogo con il tessuto e con la sua storia. Ispirata al baldacchino — “letto” tradizionalmente utilizzato per proteggere dal freddo e dagli sguardi indiscreti — l’opera riflette sulle ambivalenze della maternità: da un lato il desiderio di rifugio e conforto, dall’altro il senso di confinamento legato a una protezione percepita come soffocante.

Seconda opera in mostra è STRETCH, che ritrae l’amica di lunga data e modella Nina Boukhrief, performer, danzatrice e attrice, le cui immagini sono stampate su tessuto in lycra. La collaborazione esplora le dinamiche dell’amicizia femminile e il rapporto di autonomia e potere sull’immagine tra modella e fotografa, spesso condizionato da stereotipi di genere. In STRETCH la modella esegue posizioni yoga, offrendo uno sguardo critico sulla frenesia contemporanea del fitness e del benessere, legata alle politiche del corpo. Le fotografie vengono fissate e tirate fino ai limiti del materiale, generando una distorsione che richiama le immagini digitalmente alterate e, al tempo stesso, allude allo sforzo fisico, al gesto e alla sensazione stessa dello stiramento muscolare. Entrambe le opere di Alix Marie sono una gentile concessione di Ncontemporary.

Un ulteriore nucleo della mostra è dedicato al lavoro di Forough Alaei, che tra il 2019 e il 2024 ha documentato la vita delle pescatrici dell’isola iraniana di Hengam, all’estremità meridionale del Golfo Persico. Qui la pesca è praticata soprattutto dalle donne, conosciute come “le figlie del mare”. Indossano veli e mascherine colorati, memoria di antiche occupazioni straniere, che le proteggono dal sole e dagli sguardi indesiderati. Pescano nel rispetto dell’ecosistema, utilizzando esche fatte a ed evitando reti e pesca a strascico. Il loro lavoro sostiene le famiglie e sfida leggi e convenzioni che per decenni hanno limitato l’accesso femminile ai lavori più duri e rischiosi. Attraverso ritratti in mare, nei momenti di preparazione e durante la pesca, Alaei trasforma i gesti quotidiani di queste donne in immagini vive e colorate di coraggio, resilienza e tradizione.

Con Campo Visivo, il Centro della Fotografia conferma il proprio impegno nel promuovere una riflessione aperta e contemporanea sull’immagine, intesa non solo come rappresentazione, ma come spazio di pensiero, relazione e trasformazione. In questo senso Campo Visivo è al tempo stesso un binocolo per guardare lontano e una lente d’ingrandimento su ciò che ci circonda: uno spazio in cui osservare, interrogare e reinterpretare il reale.

Le mostre sono promosse da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzate da Civita Mostre e Musei.


Alix Marie (1989, Bobigny, Francia) lavora con fotografia, scultura e installazione. Laureata in Fine Art al Central Saint Martins (2011) e diplomata in Fotografia al Royal College of Art di Londra (2014), nel 2017 vince il Portfolio Review Award, viene selezionata per Foam Talent e pubblica il suo primo libro d’artista, Bleu, oggi nelle collezioni della Tate Modern, del Getty Museum e del SFMoMA. Nel 2019 è candidata all’EMOP Arendt Award e riceve il Vic Odden Award della Royal Photographic Society. Ha esposto in istituzioni internazionali come Deichtorhallen (Amburgo), MBAL (Svizzera), Arter (Istanbul), Fotografiska (New York) e il Museo della Casa di Rembrandt (Amsterdam).

Forough Alaei (Arak, Iran, 1989) ha studiato giurisprudenza e si è dedicata alla pittura prima di iniziare a lavorare come fotogiornalista nel 2015. Il suo lavoro affronta temi sociali, con particolare attenzione alle donne iraniane, ed è nota per i reportage sulle tifose di calcio e per la copertina di Time dedicata al movimento “Donna, vita, libertà” (2022). Con il progetto New Face of Iran documenta gli stili di vita dei giovani iraniani e la loro sfida ai tabù sociali.

Kensuke Koike (Nagoya, Giappone, 1980) è un artista visivo noto per le sue manipolazioni analogiche di fotografie e cartoline d’archivio. Seguendo la regola “nothing added, nothing removed” (senza aggiungere ne togliere nulla), taglia, piega e ricompone singole immagini senza aggiungere né sottrarre materiale, trasformandole in nuovi assetti tra astrazione e surrealismo. Il suo lavoro esplora memoria, percezione e identità, destabilizzando ciò che è familiare per rivelarne possibilità inattese. Le sue composizioni offrono un controcanto lento e tattile alla velocità del digitale, invitando a ripensare la natura stessa dell’immagine fotografica

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Centro della fotografia Roma

Data

Dal 30/01/2026 al 29/06/2026

Indirizzo

Piazza Orazio Giustiniani, 4

Orari

 tutti i giorni 12:00 -20:00 Ultimo ingresso un'ora prima Martedì chiuso Chiusura straordinaria 1 maggio 2026

Biglietti

Intero € 10,00 Ridotto € 8,00 visitatori tra i 19 e i 26 anni, residenti Comune di Roma over 67. Gratuito: Minori di 18 anni; diversamente abili e un accompagnatore

E-Mail info: centrofotografiaroma@civita.art

Sito ufficiale: http://www.centrodellafotografia.it

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